Ancoraggi di Piacere

Tutti sanno che la nautica da diporto è uno sport discutibile: così come lo è la stessa idea che professionisti anzianotti, per divertirsi, non trovino niente di meglio che comprarsi giocattoli costosi e consumare quantità folli di gasolio, solo per fingere di scoprire terre lontane e per giocare ai pirati.
E' un'attività così discutibile che qualcuno, su un silo di Oneglia, durante il raduno delle barche d'epoca del 2007 appese un lenzuolo con una sentenza lapidaria: "Lavorare con le gru e con i cigni… in un porto che vive di pesca e di commercio… non un cimitero di barche… Dove vive il porto vive la città… una città per tutti". L'ignoto poeta evidentemente ignora che la nautica da diporto è un guadagno per chi ci lavora e per il turismo, tutto a spese dei diportisti.
E, se è vero che il futuro della Liguria sta proprio nel turismo, forse vale la pena di ragionarci. Perché il porto non è un cimitero di barche ma, casomai, un indispensabile parcheggio. Mentre, per il turismo nautico, i porti sono necessari, ma non bastano. Perché è vero che molte barche non si muovono mai dai porti, ma ce ne sono anche che vanno in giro. E lasciano denaro, dovunque vadano.
D'estate, di giorno, innumerevoli barche si trasferiscono da Cannes e dalla Napoule tra le isole di Lérins. Quelle di Nizza invadono la baia di Villefranche. E tutti i posti più belli della Costa Azzurra - Cap Ferrat, Cap d'Antibes, Saint Tropez, Porquerolles, San Raphael e così via per non parlare della Maddalena, dell'isola d'Elba, della Corsica - sono zeppi di barche a spasso. Nonché di gente che, la sera, affolla i ristoranti e i locali notturni.
E la Liguria? Niente: tutti in fuga verso questi luoghi di delizie.
Gli ancoraggi di piacere in Liguria? Un'eccezione: il Tino, la Palmaria, Portovenere: che sono una cosa sola. Di lì fino a Genova praticamente nulla, salvo qualcosina nel Tigullio. E nel Ponente (dove gli approdi ameni non sono più di tre o quattro) all'isola di Bergeggi non si può avvicinare nessuno, alla Gallinara la parte migliore è vietata per proteggere le praterie di Poseidonia e, alla spiaggia dei Saraceni, quando arriva la motovedetta di una delle nostre polizie è un fuggi-fuggi generale perché ogni ancoraggio è sempre sbagliato, comunque sia.
La costa ligure è tra le più belle del mondo? Può darsi. Ma questa bellezza, per lo sfruttamento della nautica da diporto, serve a poco se la politica turistica, oltre a non attrarre chi è lontano, fa scappare chi è vicino. Con spese per lui e danno per tutti. Deificando le praterie di Poseidonia senza proporre alternative né soluzioni. Come se, per proteggere le opere d'arte dal fiato e dal calore di visitatori poco professionali, si chiudessero gli Uffizi, il Louvre ed il Metropolitan Museum. Seguendo l'esempio dell'isola di Montecristo, sottratta non solo all'orrore di essere calpestata dagli umani ma perfino a quello di avvicinarcisi, per la gioia dei gabbiani.
Eppure, una soluzione semplice ci sarebbe: quella di predisporre, nelle aree più appetibili, ormeggi forniti di corpi morti, catenarie e gavitelli. E, naturalmente, trovando il sistema per farsi pagare: tanto, gli scemi con barca sono abituati a pagare sempre, caro e senza discutere. Così si ricaverebbe denaro, si garantirebbero ormeggi sicuri e si eviterebbe perfino il solito idiota che si ancora troppo vicino a noi, come succede ogni volta che diamo fondo con ogni cura per evitare abbordi.
Ciò non significa una minore attenzione all'ambiente. A Porquerelle, per esempio, l'ambiente è super tutelato, è vietato ogni fuoco, le automobili non possono circolare. E non si può neppure gettare un po' di pane ai pesci per evitare che, viziati e rimpinzati dai turisti durante i mesi estivi, disimparino a cercarsi il cibo da soli e quindi muoiano di fame in inverno, con grave depauperamento della fauna ittica. Eppure, nella rada di Porquerolles, d'estate, le barche alla fonda sono centinaia.
Quanto ai luoghi possibili nella Riviera del Ponente ligure, i tre citati prima - Bergeggi, Gallinara e Saraceni - sembrano fatti apposta per queste cose. Tra questi, il più interessante è proprio lo stretto tra la Gallinara e Albenga, analogo a quello tra le isole di Lérins davanti a Cannes: protetto, ampio, poco profondo. Così come una catenaria al posto giusto, nella baia dei Saraceni, permetterebbe a tutti di ormeggiarsi dove e come si deve.
Tutto questo è facile da progettare e anche da fare. Anche perché le nuove disposizioni legislative sulle aree marine protette dovrebbero essere d'aiuto.
Se non si fa nulla del genere, ci resta solo da "lavorare con le gru e con i cigni", come disse
il vate di Oneglia. Lasciando che del turismo nautico continui ad approfittare qualcuno più abile. E tanto peggio se il piccolo cabotaggio per cui il porto è nato non esiste più, se i pescatori sono sempre meno e se il porto è ridotto ad uno squallido parcheggio - non cimitero però, per favore - per barche che non si allontanano mai e su cui non sale mai nessuno.
Porto di Oneglia
 Porto di Oneglia
Baia di Villefranche sur Mer
 Baia di Villefranche sur Mer
Rada di Porquerolles
 Rada di Porquerolles
Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net