L'Oppressione dei Popoli, il Risveglio delle Coscienze e l'Appoggio ai Profughi

L'arte di governare, una delle più nobili e difficili del mondo, viene usata troppo spesso per rapina e per soddisfare le smanie di potere di qualcuno. Così l'oppressione dei popoli è tra i peggiori tormenti dell'umanità, tra i crimini più radicati, diffusi e redditizi.
Non è un caso che, guardando alla storia dei governi, in tutto il mondo si trovino quasi soltanto oppressioni: tanto che le poche eccezioni del passato sono quella della repubblica dell'antica Roma, di qualche città greca e di qualche periodo di Israele. Casi in cui, tra l'altro, la libertà era intesa in modo ben diverso da come la intendiamo noi.
La libertà da queste oppressioni è davvero una delle maggiori e più delle recenti conquiste dei nostri tempi: i primi a liberarsi sono stati gli Stati Uniti a fine '700, la maggior parte dell'Europa occidentale ha subito fasi alterne dal primo Ottocento e si è liberata dal 1945, così come il Giappone. L'India si è liberata nel 1947, i Paesi soggetti all'URSS nel 1989. Innumerevoli altri sono ancora sotto il giogo.
Per questo dobbiamo batterci: perché la libertà sia estesa a tutti i popoli oppressi. E dobbiamo batterci non solo nell'interesse degli oppressi di oggi, ma anche nel nostro.
Perché l'oppressore è un mostro subdolo difficile da riconoscere, sempre nascosto dietro l'angolo, sempre pronto quando nessuno se l'aspetta. E sempre motivato da diverse ottime ragioni:

  • Una è l'intima convinzione di essere capace di governare meglio di chiunque altro. Gli esempi sono innumerevoli, da Lenin a Castro, da Robespierre a Khomeini, da Hitler a Mussolini. E sono stati deleteri anche quando il potente di turno non è stato motivato dal denaro.
  • Una è l'intima convinzione di avere il diritto di dominare: diritto divino, diritto ereditario o qualunque altro diritto, sempre bieco, sempre inconsistente.
  • Una è l'intima convinzione che gli oppressi siano poco più che bambini inetti, da guidare, da aiutare, da punire quando si comportano male. E, naturalmente, da sfruttare in cambio dell'aiuto che ricevono. Tanti sono stati i tiranni convinti di fare solo il bene dei popoli. Stalin era chiamato "il piccolo padre di tutte le Russie". Ceausescu, quando fu arrestato, diceva " Figli miei", poi lo fucilarono. Ai tempi delle monarchie assolute, il popolo era "il corpo mistico " del re. E, durante il Risorgimento, persino il Papato perseguitò i ribelli mandandoli a morte in nome di Cristo.
  • Una è che dominare un popolo rappresenta l'unica vera, grande opportunità per conquistare il massimo potere e la massima ricchezza. Qualunque sia l'etichetta politica dietro cui l'oppressore si cela e comunque abbietta sia lotta che fa. Ogni oppressore trae dal suo dominio ogni tipo di vantaggio, inclusi quello di poter soddisfare la sua arroganza, la sua presunzione, la sua prepotenza, il suo sadismo. Incluso quello di poter rubare quanto vuole .
  • Una è la possibilità di soddisfare ogni smania di dominio fine a se stesso, perfino quando non serve a nulla. E' curiosa, perché a volte il dominio non dà nessun vantaggio perfino all'oppressore: esemplare la dominazione del Tibet da parte dell'immensa Cina, che pretende di schiacciare questo piccolo Stato fuori mano e la sua cultura, senza che nessuno riesca a capire il perché. Ma esemplari sono state anche la futile conquista dell'Albania da parte dell'Italia fascista e quella di metà Cipro da parte della Turchia.

Dunque, le oppressioni dei popoli sono dovute a personaggi che incarnano le qualità peggiori del genere umano, senza porsi né il problema (trascurabile) di governare bene né quello (risibile) di avere una visione e un'etica dello Stato. La principale qualità degli oppressori consiste in una diabolica capacità di sfruttare i popoli, riuscendo spesso a condizionarli così bene da convincerli che sia giusto così. Chi non si convince è zittito, perseguitato o costretto a fuggire. Così come è successo al Dalai Lama. E come è successo a Ruhollah Khomeini e a Fidel Castro, tanto profondamente guasti dal gene del dominio da diventare a loro volta oppressori non appena sconfitto il tiranno precedente, come è successo mille volte prima di loro.
Le oppressioni dei popoli sono infinitamente peggiori di qualunque crimine comune: per dimensione, per orrore, per impunità, per durata e perfino per l'auto‐legittimazione fasulla di ogni tiranno, che spesso può condannare a qualunque pena i suoi oppositori, colpevoli solo di opporsi a un sopruso, in barba a ogni etica.
Ce ne è abbastanza per spingerci a fare qualcosa. Fuori da ogni organizzazione governativa, perché nessuna di queste può fare nulla di utile, a iniziare dall'ONU. Noi facciamo il possibile da anni ‐ scritti, marce, conferenze, premi internazionali ‐ con risultati che crescono in rapporto al numero di persone che riusciamo a coinvolgere.
Questo "qualcosa", non potendo essere un'azione di forza, consiste nel diffondere la consapevolezza del diritto alla libertà, nell'accogliere gli espatriati, nel dar loro il peso e l'aiuto di cui hanno bisogno, nell'aiutarli a costituire all'estero governi ombra, contemporaneamente cercando di neutralizzare coloro i quali soffiano sul fuoco della rivolta solo per diventare oppressori a loro volta. E consiste nel fare tutte le azioni di comunicazione più forti e possibili.
La consapevolezza serve a tenere accesa in tutti la convinzione che la libertà dei popoli è preziosa. Serve a proteggersi da qualunque illusione e da qualunque condizionamento. E può persino dissuadere qualche aspirante tiranno, facendogli capire che la sua aspirazione non è così nobile come potrebbe supporre.
L'accoglienza agli espatriati serve a dar loro non solo una casa, ma anche una dignità e un appoggio pratico.
L'appoggio a costituire governi ombra serve creare un'opposizione organizzata, capace di tenere acceso il fuoco della rivolta e pronta ad installare un nuovo governo appena possibile, per ridurre le inevitabili contorsioni che seguono ogni rivoluzione, col rischio di ricaduta in un'altra tirannia La comunicazione di massa serve a diffondere una consapevolezza dell'etica di governo in chiunque conti. E sarà tanto più efficace quanto più numerosi saranno gli individui coinvolti e quanto più saranno uniti nella massima dimensione sovranazionale possibile. Perché, per potersi dotare degli strumenti giusti, per avere peso, per poter informare un numero di persone sufficiente a fare opinione e numero, occorrerà uno sforzo sovranazionale sempre maggiore. Uno sforzo che sarà tanto più efficace quanto più coloro che combattono l'oppressione dei popoli saranno capaci di coordinarsi e di lavorare insieme.


Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net