Fuoco nei Boschi

Ogni nuova estate ricomincia il rito dei boschi in fumo e ricomincia il gioco del dubbio: sarà autocombustione, sarà doloso o sarà una sigaretta? Nel passato di solito prevaleva la prima tesi. Ora, da un po' di anni, prevale la seconda. E la sigaretta resta sempre, come ruota di scorta. Prendendosela quindi sostanzialmente con la fatalità, salvo il caso di dolo conclamato e dimostrato, e diffondendo un insopportabile senso di impotenza di fronte a un fatto grave che, secondo ogni probabilità dipende solo da noi esseri umani.
Ma il fuoco nei boschi è davvero un grosso problema ambientale, a confronto del quale il ripetuto suggerimento di sostituire le lampadine a incandescenza con quelle a basso consumo, che costano il quadruplo e danno sicuri vantaggi soprattutto a che le produce sembra davvero una banalità. E non sarebbe male che qualcuno fornisse dati scientifici per far capire a tutti quante lampadine valga un bosco bruciato in termini di emissione di CO2, di polveri sottili, di vite animali arrostite e di orrori vari. O a quanti chilometri quadrati di pannelli solari corrisponda, in termini di energia sprecata solo per produrre anidride carbonica. Perché l'anidride carbonica è tale indipendentemente da dove viene. Con la differenza che quando è dovuta a un impianto industriale o alle automobili o agli impianti di riscaldamento, per lo meno è la conseguenza negativa di un qualcosa di utile. Mentre, quando è dovuto all'incendio di un bosco, è solo un puro spreco, sottoprodotto dell'incoscienza.
Ed è qui il punto: perché, quando si parla di incoscienza, se non si pensa alla sigaretta, resta solo il falò. E, secondo noi, proprio il falò è il primo responsabile degli incendi. Perché la sigaretta è una piccola brace, e non è facile trasformarla in fiamma. Mentre, per mandare un falò fuori controllo, basta un po' di vento improvviso. Ed è difficile credere che chi accende un falò si preoccupi di farlo a distanza di sicurezza dal bosco, che si preoccupi di portare con sé un estintore o di avere a portata di mano una manichetta d'acqua. Personalmente ho assistito qualche anno fa ad un fatto del genere, dove il falò non è diventato incendio solo perché c'era proprio la manichetta dell'acqua aperta a portata di mano. E il vento diffondeva il fuoco in un lampo. Sarebbe bastato un nulla, per renderlo incontrollabile.
Dunque, il maggior responsabile degli incendi boschivi - lasciando perdere l'autocombustio-ne a cui non crede più nessuno – potrebbe non essere tanto il dolo quanto la stupidità.
Perché il falò serve al picnic ma non solo. Perché l'idea che rami, arbusti, sterpi e tutto ciò che fa disordine vada eliminato bruciandolo è così radicato nelle nostre tradizioni da far parte del nostro DNA. Perché nessuno, che abbia un campo oppure un bosco, considera ragionevole portare questi materiali a una discarica. Perché il costo del trasporto e quello della discarica vengono considerati alla stregua di tasse non tollerabili. Perché ognuno pensa di avere il diritto, in casa sua, di bruciare ciò che vuole senza chiedere permessi e senza rendere conto a nessuno. E perché nessuno gli impone, al minimo, che costruisca un focolare fatto in modo tale da poter bruciare ciò che vuole in sicurezza. E non solo in Italia. Se qualcuno non ci crede, provi a viaggiare in una zona boschiva e provi guardarsi in giro in qualunque momento, d'estate come d'inverno: e vedrà fumi dappertutto. E ogni fumo significa fuoco. E ogni fuoco significa potenziale pericolo.
E l'estate? Perché più d'estate che d'inverno? Elementare: per almeno due ragioni. La prima è che d'estate c'è molta più gente in giro ad accendere falò per ragioni di picnic, col risultato di moltiplicare il rischio. Perché un fuoco è tale indipendentemente dal suo scopo e dal suo uso. La seconda è il secco: perché col secco il fuoco si diffonde più facilmente che con la pioggia. E d'estate la pioggia si asciuga più presto che d'inverno.
Qualche anno fa, in Liguria, un politico affermò che ormai, con l'era dei satelliti, gli incendi boschivi non sono più un pericolo perché i satelliti li vedono subito, quando iniziano, e così possono essere fermati prima che divampino. Trascurava che, una volta visti, i fumi vanno interpretati. Perché il fumo all'inizio non significa incendio ma falò: ossia, proprio ciò che abbiamo documentato.
E, in ogni caso, gli incendi vanno raggiunti: ma per raggiungerli possono volerci ore.
Allora, che fare?
Prima di tutto vietare qualunque tipo di fuoco; poi sensibilizzare la popolazione e sanzionare pesantemente chi li accende. Trovare e imporre modi meno idioti per bruciare gli sterpi. Fare in modo da individuare immediatamente ogni fuoco e spegnerlo prima che sia troppo tardi.
Può darsi che questo significhi più sorveglianza, più fatica e più costo. Ma, per quanto tutto ciò possa costare, sarà sempre infinitamente meno caro e meno dannoso che continuare a subire gli incendi boschivi, come cosa inevitabile e con tutte le loro conseguenze.





Fuoco nei Boschi
Le foto sono state scattate in giorni
qualunque, sull'autostrada
tra Albenga e Ventimiglia.
Fuoco nei Boschi
 
Fuoco nei Boschi
 
Fuoco nei Boschi
 
Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net