Un Generale del Genio Navale tra '800 e '900

Da Tivoli a Roma

Filippo Bonfiglietti era un personaggio inconsueto, soprattutto per i suoi tempi. Due lauree in ingegneria, civile e navale, una carriera militare iniziata come soldato in Cavalleria e terminata al massimo livello del Genio Navale, docente universitario (1) e membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche sotto la presidenza di Guglielmo Marconi.
Una vita passata pendolando soprattutto tra Roma e Genova. O, ancor meglio, tra Tivoli dove nacque nel gennaio del 1868 e cui rimase affezionato per tutta la vita e Loano, la cittadina ligure dove gli piaceva trascorrere estati e vacanze, e dove morì, un po' più che settantenne, nel dicembre del '39.
Alto di statura, robusto, grandi baffi, occhi azzurri, capelli biondi "all'Umberto" precocemente canuti, voce profonda, un accento che qualcuno definì più toscano che laziale, come succede a chi passa la maggior parte della vita lontano da dove nacque, magari dopo aver sposato una donna di altri luoghi.
Fu battezzato Filippo in memoria del nonno materno: e non stupisce che, per un'abitudine molto laziale, il suo nome sia diventato subito Pippo, con una corruzione che in Liguria deriva non da Filippo ma da Giuseppe, talché Pippo furono anche Mazzini e Garibaldi.
Filippo (o Pippo, che dir si voglia) era figlio di un impresario edile di Tivoli, un uomo benestante, discendente di una famiglia di notabili, noto per aver costruito numerose opere pubbliche, tra cui le gallerie di sfioro dell'Aniene nella cascata grande.
Non gliene venne nessuna eredità economica di qualche valore, ma ne ebbe una gioventù abbastanza agiata da permettergli di studiare fino alla laurea in ingegneria. E ne ebbe alcuni talenti importanti, in parte condivisi con il fratello Rodolfo al quale era molto legato, di cinque anni più anziano: un carattere forte, una mentalità razionale, un'attitudine per la matematica, per le arti, per il disegno e per la pittura.
Tanto che si divertì sempre a colorarsi da solo all'acquarello, con tecnica sapiente, i disegni di ciò che progettava, dal palco d'onore del varo della "Regina Elena" fino ai mobili in noce del suo stesso studio o al lampadario del salotto. E, insieme alla moglie, qualche volta dipinse anche un quadretto a olio firmato "Phil e Margot".
La prima uscita da Tivoli fu per studiare, a Roma, al liceo "Cavour" vicino al foro. A diciotto anni decise di fare il servizio di leva nel reggimento "Alessandria Cavalleria", al posto del fratello Rodolfo, ormai avviato a una carriera di rilievo nel Comune di Roma. Molti anni dopo qualcuno stigmatizzò che questa decisione avventata gli aveva danneggiato la carriera, visto che in Marina si trovò sempre davanti qualcuno più giovane, entrato prima di lui. Secondo qualcun altro, ammesso che sia stato un errore di gioventù, lo fece volentieri e si divertì: anche giudicando da un paio di fotografie giocose e poco protocollari, una a cavallo ed una in alta uniforme, scattate quando l'idea di entrare in Marina non lo aveva ancora neppure sfiorato.
Uscì dal reggimento l'anno dopo come sergente e tornò a Roma per studiare ingegneria civile, seguendo una sorta di destino familiare, visto che d'ingegneria si occupavano, oltre al padre, anche due fratelli.
Ma quando si laureò, rifiutò l'invito del padre che lo voleva nella sua impresa e, nel 1892 - a ventiquattr'anni - decise di entrare nel Genio Navale. Forse per aver conosciuto nel frattempo, chissà come e chissà quando, il generale Benedetto Brin, più volte ministro della Marina nei gabinetti Depretis, Cairoli, Crispi e di Rudinì, e progettista delle corazzate "Duilio" e "Dandolo". Ne conservò per tutta la vita un ritratto e un regalo: un metro di legno fatto di otto segmenti lunghi 12,5 cm, invece dei soliti dieci segmenti da dieci centimetri.
E quindi dovette mettersi di nuovo a studiare, questa volta all'università di Genova, per laurearsi anche in ingegneria navale: cosa che avvenne due anni dopo, nel '94.
Incominciò così ad esercitare la professione sul campo, restando in Liguria, imbarcato su varie navi come ingegnere di seconda e poi di prima classe. E, stando in Liguria, conobbe e poi sposò Margherita Mazza, genovese figlia di un avvocato loanese e causa del suo attaccamento a Loano, dove passò un po' della sua vita ad allargare e ad abbellire una casetta portata in dote dalla moglie insieme a un orto, l'orto del fossato. Finché, col tempo, la casetta diventò "Villa Margherita". E l'orto divenne giardino.
Intanto ebbe il primo incarico professionale importante, presso l'arsenale della Spezia dal 1901 al 1907: la costruzione e l'allestimento della "Regina Elena", corazzata progettata da Vittorio Emilio Cuniberti, noto per aver ideato la famosa corazzata monocalibro che, per l'insipienza strategica dell'Italia, trovò la sua prima applicazione in Inghilterra con le classi di navi da battaglia denominate "dreadnoughts" (dal nome della prima corazzata di questo tipo, in italiano "senza paura"), "destinate a spadroneggiare sui mari per quasi quarant'anni, fino all'avvento della portaerei". Ma eravamo quasi ancora nell'Ottocento, come è documentato da una fotografia della corazzata in costruzione dove, sullo sfondo, si vede la sagoma di una nave ancora in servizio, anche se era già un pezzo da museo: quella di una sconosciuta pirofregata, un antenato degli incrociatori, metà a vela e metà a motore.
La cura che Pippo mise nel costruire la "Regina Elena" è incredibile: arrivò a disegnare nei dettagli persino il palco d'onore del varo e documentò l'avanzamento della costruzione con una fotografia ogni mese. Ma l'aspetto più curioso e interessante sta in alcuni foglietti che riceveva dai collaboratori e che documentano come si lavorava a quei tempi, persino comunicando in poesia. Dopo di allora gli incarichi furono tanto numerosi quanto poveri di notorietà. Tra il 1907 e il 1910 fu per la prima volta destinato al Ministero della Marina, tra il 1910 e il 1915 fu destinato all'Ufficio Tecnico di Genova e fu anche docente all'Università di Genova.
Nel 1916 fu inviato al Cantiere di Castellammare di Stabia, di cui divenne direttore nel '18, e dal '19 al '22 fu di nuovo a Genova, responsabile dell'Ufficio Tecnico.
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Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net