Un Generale del Genio Navale tra '800 e '900

Gli incrociatori

Alla fine del '24, promosso generale, Pippo fece ritorno a Roma come Direttore dell'Ufficio Informazioni e Studi del Comitato Progetti di Navi, presso il Ministero della Marina.
Restò in questa posizione per diversi anni, poi divenne Vice Presidente della Sezione Costruzioni Navali fino al collocamento a riposo, avvenuto nel maggio del '31. Fu il periodo più importante della sua vita perché fu quello dei progetti delle grandi navi da guerra, anche se queste, a causa dell'adesione dell'Italia al Trattato di Washington che limitava il tonnellaggio costruibile dai vari stati, Italia inclusa, non furono mai navi da battaglia - ossia, corazzate - ma incrociatori di varie dimensioni e portaerei.
Gli incrociatori - non tutti lo sanno - sono navi da guerra, seconde per dimensione e per protezione solo alle corazzate. Sono un'invenzione della metà del XIX secolo e stanno, alle corazzate, allo stesso modo in cui nella navigazione a vela le fregate e le corvette stavano ai vascelli. Veloci e flessibili, colmavano lo spazio tra le navi leggere come le torpediniere e le navi che dovevano prendere parte al combattimento tra flotte, in seguito indicate come corazzate, appunto.
Gli incrociatori erano grandi a sufficienza da sopportare attacchi da navi di superficie delle loro stesse dimensioni e abbastanza autosufficienti da potersi allontanare anche molto dalle loro basi. Le corazzate, molto più potenti in combattimento, erano così lente e così affamate di carburante che farle operare a lunga distanza era un problema.
Dunque, per la maggior parte del XIX secolo e la prima metà del XX l'incrociatore fu l'arma di "proiezione della forza" usata dalla marina, mentre le navi più grosse rimanevano nei loro basi. Il loro ruolo principale era di avanscoperta, in testa alla flotta per cercare il nemico, ma anche quello di attaccare vascelli mercantili: tanto che questo compito venne ad essere chiamato "guerra d'incrociatori".
Famosi, durante l'ultima guerra, furono alcuni "corsari" tedeschi che batterono gli oceani, navi mercantili armate come fossero incrociatori leggeri, ma mantenendo l'aspetto innocuo orginiane, per distruggere il naviglio nemico.
L'Italia, subito dopo la Grande Guerra, mise in cantiere due incrociatori pesanti, al limite del trattato di Washington, pensandoli soprattutto veloci. Col risultato di doverli corazzare il meno possibile perché il peso non compromettesse la velocità.
Furono impostati nel 1924-25 e consegnati alla Marina nel 1928-29. Si chiamavano chiamati "Trento" e "Trieste", potevano arrivare alla velocità di trentasei nodi e, prima ancora d'essere terminati furono criticati per la scarsa protezione.
Così, al generale Bonfiglietti fu affidato l'incarico di studiare un nuovo incrociatore. Per essere più protetto doveva essere più pesante e dovette essere accorciato per rimanere nei limiti del dislocamento. Era meno veloce dei "Trento" ma è tuttora considerato tra le migliori navi costruite dalla Marina italiana, addirittura uno dei migliori incrociatori del tipo "Washington" in senso assoluto.
Ne furono costruiti quattro: "Zara", "Pola", "Fiume" e "Gorizia". Furono impostati tra il '29 e il '30, e terminati nel biennio successivo. Purtroppo, nonostante le loro qualità, "Zara", "Pola" e "Fiume" affondarono nella notte tra il 27 e il 28 marzo 1941 al largo di Capo Matapan, in Grecia. In una missione la cui esecuzione era stata fortemente voluta dall'alleato germanico col quale la collaborazione nell'esecuzione fu pessima portando ad una spedizione sostanzialmente sbagliata per mancanza di addestramento degli equipaggi ai combattimenti notturni, per la mancanza del radar e per gli attacchi sferrati alla squadra dagli aeroplani della portaerei inglese "HMS Formidable".
Quasi insieme, la Marina decise di impostare e varare un terzo incrociatore della classe "Trento", per completare una squadra di tre incrociatori dotati di caratteristiche analoghe . E fu il "Bolzano", con uno scafo simile a quello del Trento ma migliorato sotto molti aspetti, fornito di sovrastrutture e di soluzioni tecniche più moderne. E un po' meglio protetto pur senza sacrificare la velocità che, alle prove, sfiorò trentotto nodi. Considerato un fiore all'occhiello dal generale Bonfiglietti per qualità di navigazione, per tecnologia d'avanguardia, per bellezza e, beninteso, per velocità: ne riempì di fotografie il suo studio privato.
La qualità di queste navi e di questo lavoro fu riconosciuta ufficialmente con vivi elogi sia dall'ammiragli Sirianni (sottosegretario di Stato), sia dall'ammiraglio Acton (capo di Stato Maggiore). Anche se più tardi il "Bolzano" fu definito "un errore magnificamente eseguito" riferendosi all'inutilità guerresca di una nave molto veloce ma non abbastanza protetta, perché i soldi spesi per costruirlo avrebbero potuto essere impiegati meglio. Magari per una
portaerei, che l'Italia non ebbe mai per aver puntato solo sulle navi da battaglia, a causa di uno degli errori strategici più marchiani della storia della sua Marina, anche peggiore di quello che non le aveva fatto capire la corazzata monocalibro.
D'altronde lo stesso generale Bonfiglietti, già nel 1920(3), aveva scritto che "quanto agli incrociatori velocissimi … senza protezione sopracquea, … potrebbero essere migliorati accontentandosi di una velocità più moderata e devolvendo la risultante disponibilità di peso alla protezione": dunque, in proposito aveva idee chiare. Tuttavia aveva il potere di creare la nave migliore possibile nei limiti di ciò che gli veniva chiesto, ma non aveva quello di decidere quale nave fosse migliore oppure no. Così come era successo a Cuniberti una ventina d'anni prima. Altrimenti la portaerei sarebbe stata costruita. Mentre, invece, non lo fu.
In ogni caso, "malgrado la loro debolezza, "Trento" e "Bolzano" si comportarono bene in guerra e seppero resistere anche a danni gravi".
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La corazzata "Regina Elena" nel 1908
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La pirofregata tra le strutture del cantiere della "Regina Elena"
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"Regina Elena"
Il varo della "Regina Elena" nel 1904
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nel 1904
L’incrociatore "Zara" nel 1938, durante la parata organizzata in onore di Hitler
L'incrociatore "Zara" nel 1938, durante la parata
organizzata in onore di Hitler
L'incrociatore "Bolzano" negli anni '30
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Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net