Un Generale del Genio Navale tra '800 e '900

La Portaerei

Durante il suo decennio di permanenza presso il Ministero della Marina, a parte queste realizzazioni molto concrete nei fatti, il progetto principale affidato al generale Bonfiglietti - e quello a cui si affezionò di più - fu quello per la nave portaerei che l'Italia non possedeva. L'incarico gli fu affidato nel '28 e il progetto fu consegnato alla fine del '29. La nave doveva essere veloce, avere una difesa passiva antisilurante e una corazzatura analoga a quella degli incrociatori leggeri.
Le portaerei erano nate una ventina di anni prima, quando qualcuno in Inghilterra e negli Stati Uniti si era reso conto che gli aeroplani potevano essere utili, perlomeno come ricognitori e come osservatori per la direzione del tiro dei grossi calibri a grandi distanze. E si svilupparono davvero quando s'intuì che gli aeroplani potevano essere più precisi e pericolosi di qualunque cannone di grosso calibro. Anche se l'importanza strategica delle portaerei, non del tutto afferrata neppure dai giapponesi che a Pearl Harbour affondarono solo corazzate e incrociatori, fu compresa a pieno da tutti nel '41 dopo la battaglia delle Midway.
Il primo pilota a decollare da una nave era stato un certo Eugene Ely, americano, nel novembre 1910. E fu anche il primo ad atterrare su una nave, la "USS Pennsylvania", nel gennaio del 1911, usando un sistema di frenaggio - fatto con sacchi di sabbia e corde - che sembra l'antenato dell'attuale dispositivo formato dal gancio e dalle funi d'arresto. Il primo pilota a decollare da una nave in movimento (l'inglese "HMS Hibernia") fu il capitano di fregata Charles Samson, il 2 maggio '12.
Ciò solo per dire che le portaerei, nel '29, erano una realtà da quindici anni. Tanto che la prima portaerei vera e propria, l'inglese "HMS Ark Royal", varata nel '14, aveva già servito nella Campagna dei Dardanelli (febbraio 1915 - gennaio 1916). E il primo attacco lanciato da una portaerei (l'inglese "HMS Furious") contro un bersaglio terrestre era avvenuto il 19 luglio 1918. Mentre la prima nave specificamente designata come portaerei a entrare in servizio era stata la giapponese "Hosho" nel '22, più o meno contemporanea dell'inglese "HMS Hermes".
In totale, nel mondo, alla fine degli anni Venti c'era in servizio una ventina di portaerei. L'Italia non ne aveva. E tra militari e politici infuriava la polemica. Perché, secondo qualcuno, l'Italia non aveva interessi vitali fuori del Mediterraneo, contrariamente agli Stati appena citati: e le portaerei non servivano a nulla in un mare minuscolo come il Mediterraneo. Per qualcun altro (pare fosse lo stesso Mussolini) l'Italia era "essa stessa come una portaerei naturale protesa nel Mediterraneo": trascurando che un conto era avere aeroplani in Sicilia, un conto era averne su una nave nei pressi di capo Matapan, come accadde nel '41.
In realtà, probabilmente, le difficoltà erano diverse. Perché la Marina aveva rinunciato alla sua aviazione subito dopo la guerra, mentre l'idea che gli aeroplani fossero sotto un comando diverso da quello della loro nave non era proponibile, e sembra che Italo Balbo osteggiasse le portaerei proprio perché non voleva dividere il comando dell'aviazione con nessun altro: e men che meno con la Marina.
D'altra parte pare che la stessa Marina non abbia avuto fino in fondo il coraggio del proprio punto di vista, forse per non dispiacere al governo: anche se, più tardi, provò a recuperare il tempo perduto, trasformando un paio di transatlantici senza peraltro riuscire a metterli in mare.
In ogni modo, con il progetto Bonfiglietti, nel '28 la Marina ci provò davvero seriamente. Per la seconda volta, visto che anche il generale Giuseppe Rota nel '25 aveva proposto un suo incrociatore-portaerei, mai costruito.
Il progetto richiese due anni, produsse una relazione di quarantanove pagine, un album di trentaquattro di tavole (alcune delle quali molto dettagliate nonostante la pretesa di essere solo un progetto di massima) e un modellino di legno in scala 1/200, per far 'sì che la nave potesse essere capita anche da chi non sapeva leggere i disegni.
Per via del trattato di Washington, era una portaerei piccola anche in paragone alle navi simili del momento: almeno due portaerei USA ("Lexinton" e "Saratoga") e due giapponesi ("Akagi" e "Kaga") erano il doppio. E anche la "U.S.S. Yorktown", quella che a Midway affondò, era molto più grande. Ma l'aspetto era tanto moderno ed elegante da poter essere posto a diretto paragone - quanto a dislocamento, dimensioni, potenza dell'apparato motore e velocità - con la portaerei statunitense WASP, impostata nel 1936 ed entrata in servizio nel 1940. Incredibilmente il progetto italiano - di dieci anni più vecchio - anche se ispirato a requisiti operativi e a principi progettuali diversi, non sfigurerebbe neanche ora, dopo settant'anni.
La portaerei fu bocciata egualmente, era nelle premesse. Il generale Bonfiglietti non si diede per vinto e continuò a predisporre varianti: ne propose quattro, più piccole ed economiche, convinto com'era della necessità strategica di una simile nave. E dopo il suo collocamento a riposo, una delle sue varianti fu riesumata in un altro tentativo abortito.
In ogni modo, il generale Bonfiglietti presentò le sue proposte di varianti alla portaerei fino all'ultimo istante della sua attività in servizio, nell'aprile del '31, quando era già in ausiliaria: pura testardaggine o fondata speranza che funzionassero?
Eppure, quando andò in pensione, il progetto base della portaerei era così defunto che poté ottenere di portarsene con sé una copia insieme al modellino. Così, lui mise il modello sopra la libreria del suo studio privato e i documenti in uno scaffale, insieme al dispiacere delle cose non fatte. Mentre il documento originale sparì perfino dagli archivi del Ministero, così bene che ne scomparve anche la memoria, tanto che non ne seppero nulla né gli storici né gli scrittori specializzati, per ottant'anni. Una sorte ben strana.
Negli anni Trenta vennero presentati altri progetti, l'ultimo nel '36 dal generale Umberto Pugliese, il progettista della protezione subacquea che porta il suo nome e delle navi da battaglia classe "Littorio": ma ancora una volta non se ne fece nulla, mentre si continuò a elaborare progetti per trasformare in portaerei alcuni transatlantici esistenti. Cosicché, a guerra iniziata, quando l'errore strategico finalmente si manifestò in tutta la sua gravità, si lavorò per trasformare i transatlantici "Roma" e "Augustus", rispettivamente nelle portaerei "Aquila" e "Sparviero". Ancora una volta senza successo, perché non arrivarono in tempo.
Ebbene, la guerra sarebbe stata perduta egualmente, con o senza portaerei. Ma un errore resta un errore anche quando non basta evitarlo, per cambiare gli eventi.
L'Italia ebbe la prima portaerei, la "Giuseppe Garibaldi", quarantacinque anni dopo nel 1985: una portaerei leggera, più piccola di quella del progetto Bonfiglietti (il "Vittorio Veneto", del '65, non era una portaerei ma un portaelicotteri).
La prima, vera portaerei italiana, il "Conte di Cavour", grande il doppio, è stata varata nel 2004, sessantacinque anni dopo il progetto Bonfiglietti, mezzo secolo dopo la perdita delle colonie e con una situazione mondiale così cambiata da far pensare a molti che sia stata una spesa del tutto superflua.
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Il primo appontaggio sulla "Pennsylvania" nel 1910
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La portaerei giapponese "Hosho" nel '22
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Il modellino della portaerei Bonfiglietti
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La portaerei U.S.S. "Yorktown" nel 1941
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Il relitto della portaerei italiana mai nata "Aquila" nel 1945
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nel 1945
La portaerei italiana "Conte di Cavour" nel 2007
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Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net