Ormea: i Piloni, la Cultura e il Restauro

Un paio di anni fa, quando annunciai l'intenzione di scrivere su Ormea un secondo libro, più completo e approfondito di "Ormea qualcosa in più", il sindaco Gianfranco Benzo mi suggerì di approfondire la situazione dei piloni. Onestamente, non me ne ero occupato perché non ci avevo badato, perché ne avevo visti pochi e perché non mi sembravano una faccenda importante.
In ogni modo ho raccolto la sfi da e sono andato in giro a cercarli.
I primi che ho trovato li ho indicati su una carta geografi ca con una crocetta. Poi le crocette sono aumentate, e per non perdermi ho incominciato a numerarli. Man mano che li trovavo, naturalmente. I primi due sono sulla statale, da Ormea a Cantarana. Il numero 40 è a Chioraira. Ma poi, superato il numero 99, ho dovuto continuare con numeri a tre cifre e non è bastata neppure la carta geografi ca. Così, ho dovuto disegnare al computer una carta nuova, basandomi sulle carte esistenti e, in particolare, con quelle dell'Istituto Geografi co Militare che, essendo aggiornate agli anni '30, riportano le strade e i sentieri originali ora quasi spariti: perché i piloni si trovano soprattutto su queste strade. E così ho incominciato a indicare i piloni - con un pallino e un numero progressivo - su questa carta elettronica, distinguendo tra i piloni veri e propri e i dipinti sulle facciate delle case, delle stalle e di ogni altro edificio.

dettaglio della mappa dei piloni di ormea Dettaglio della mappa dei piloni di Ormea. I piloni sono indicati con pallini viola (piloni veri e propri) oppure amaranto(pitture murarie).


Così ho finito per girare in lungo e in largo il territorio di Ormea con l'animo del collezionista e dell'archeologo, ho messo insieme (finora) 280 piloni, ho scattato 1.500 fotografi e, ho imparato a distinguere gli artisti principali, mi sono amareggiato per lo stato di degrado in cui i piloni si trovano e ho predisposto una presentazione, con un'ottantina di slides, che ho ripetuto tre volte a Ormea, una volta all'Università degli Studi di Genova, una volta al Rotary di Savona e un'altra volta, ieri, a Imperia in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. Ho raccolto consensi e sono stato anche preso in giro per la mia eccessiva dedizione al compito, come se io fossi un devoto fanatico: cosa del tutto falsa. E, sul libro di prossima pubblicazione, ho aggiunto un'appendice di una settantina di pagine dove i piloni sono indicati uno per uno, ognuno con un commento che sintetizza la situazione in cui si trova, lo stato di degrado, le urgenze e così via.
Ora sono arrivato quasi in fondo alla ricerca. Quanti piloni manchino al nostro elenco, a questo punto ovviamente non so. Ma non credo che siano più di qualche decina. Quelli che mancano si potranno trovare solo con la collaborazione di chi, localmente, ne sa più di me perché conosce gli anfratti della sua proprietà, diffi cile da esplorare come ogni bosco. Tuttavia non dovrebbero essere molti perché quasi dappertutto ho potuto frugare con anziani conoscitori del luogo.
In ogni modo, non credo che conoscerli proprio tutti cambierà l'idea che mi sono fatto finora. Un'idea che qui cercherò di sviluppare con l'approccio che in altri tempi fu la mia professione principale: quella del professionista chiamato ad approfondire la situazione delle aziende per dare, alla proprietà, un parere serio su ciò che si deve e si può fare per migliorarne la situazione e il futuro.
La mia conclusione è che i piloni di Ormea sono un fatto culturale quasi incredibile per dimensione e per omogeneità: duecento piloni su duemila abitanti, uno ogni dieci. Un fatto culturale che potrà essere utilizzato a vantaggio di tutti, ma che si sta polverizzando per colpa del tempo, dell'incuria e dell'incultura di chi dovrebbe difenderlo.
Dal punto di vista turistico e ambientale Ormea ha grosse qualità che però, purtroppo, in Italia non sono del tutto eccezionali. Ha delle splendide dolomiti, ma altrove ne esistono altre più note e anche più splendide: è vero che non ne esistono altre il Liguria, ma pochi lo sanno. Ha splendidi panorami, anche sulla Corsica: dalle altre Alpi la Corsica non si vede, e neppure il golfo di Genova, ma pochi lo sanno. Ha una ferrovia di montagna, quasi unica, ma è quasi inutilizzata e nessuno si occupa di valorizzarla dal punto di vista turistico. Dunque, qualità poco conosciute e mal vendute mentre Ormea, a 750 metri di quota. è afflitta dalla scarsità di neve sciabile e dalla mancanza di impianti di risalita verso le zone innevate. E, poi, turisticamente Ormea non è conosciuta abbastanza, mentre ogni iniziativa industriale che ne migliori l'economia può facilmente off rire aspetti turisticamente negativi.
Invece, i piloni sono un fatto culturale che può off rire grossi vantaggi turistici, purché non si polverizzino. Può offrire grossi vantaggi turistici purché si sia capaci di "venderlo": perché i piloni di Ormea sono importanti non solo per numero, ma anche come qualità di opere d'arte. Basterebbero i cinquanta piloni decorati da Eugenio Arduino, per farne un caso unico al mondo. Purché non vengano distrutti. Oppure ricostruiti o ricoperti, che è quasi peggio.
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Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net