Ormea: i Piloni, la Cultura e il Restauro

I piloni d'Ormea sono in gran parte su proprietà private che spesso appartengono a persone
scomparse, emigrate o comunque poco interessate alla loro manutenzione. Il Comune non nuota nell'oro e gli sforzi per coinvolgere la Soprintendenza o qualunque possibile sponsor almeno fi nora sono stati inutili. I danni causati dall'umidità e dagli inverni sono gravi e crescenti. E' normale incontrare persone pronte a giurare che "un certo pilone" cinquant'anni fa era ancora splendido, mentre ora non lo è più. I tetti colabrodo sono la norma, gli intonaci fatiscenti pure. Alcuni piloni (per esempio il Pilun dell'Arma, sulla strada di Vacieu, del 1721) sono così danneggiati alla base da far temere che possano crollare da un momento all'altro.
E, poi, c'è il cosiddetto restauro. Che sarebbe indispensabile, subito, almeno come restauro strutturale, perché c'è poco da intervenire sulla pittura se il pilone crolla. Un restauro che, quanto meno, dovrebbe essere fatto per proteggere da danni ulteriori anche la pittura, se non si può fare nulla subito per restaurarla.
Ma purtroppo anche il restauro soff re di danni dovuti a equivoci culturali. Qualche mese fa, sulla strada che conduce a Aimoni, pochi passi sopra la Statale 28, un pilone crollato a metà è stato "restaurato" demolendolo e ricostruendolo con un "qualcosa" privo di anima che con il pilone originale non ha neppure la più lontana rassomiglianza: eppure non sarebbe stato difficile restaurarlo in modo ragionevole e costruttivo.
A Ormea, i casi di affreschi dell'Ottocento ricoperti (e non restaurati) con pitture recenti sono
numerosi e snaturanti anche quando le nuove pitture, in sé, non sarebbero malvagie: ma lo sarebbero solo se fossero fatte da qualche altra parte, non certo sovrapponendosi a una pittura antica di un secolo, indipendentemente da chi l'ha realizzata e ancora peggio se costui era un pittore di valore come Eugenio Arduino. Eppure, qualche mese fa, la "Deposizione" (olio su lamiera di zinco di Arduino) al Bungattu, che consideravo il più bello e il più sofferto tra i dipinti della vecchiaia di questo pittore, è stata ricoperta (forse in acrilico) da un signore che non ne ha ricalcato anche la firma su un quadro che, di quello originale, non è neppure una brutta copia.
Naturalmente, tutti dovrebbero sapere che i piloni sono tutelati dalla legge anche se sono su
proprietà private, che per poterli restaurare occorre un progetto e un beneplacito della Soprintendenza, che il restauro arbitrario è un reato punito dal Codice Penale. Ma il punto non è questo, se si considera la buona fede e la buona volontà di chi fa queste cose credendo di far bene e pensando soprattutto di salvare l'aspetto devozionale trascurando quello artistico che non è certo secondario al primo.
Il punto è, brutalmente, che quando i piloni saranno tutti crollati oppure restaurati con questi criteri (o, meglio, con questa mancanza di criterio), Ormea sarà privata di un patrimonio che le appartiene e che non potrà essere rimpiazzato, perché i piloni ricostruiti non hanno valore. Mentre il suo patrimonio culturale oggi è una grandiosa, quanto sconosciuta, galleria d'arte all'aperto. Un patrimonio che, in termini mercantili, può essere un'attrattiva unica, la base per itinerari turistici unici al mondo. Un patrimonio per il cui restauro occorrerà denaro che per adesso non si trova e che, al momento in cui arriverà, non troverà più piloni ma mucchi di sassi, a parte le mie fotografi e e il mio libro. Un patrimonio sul quale, se si vuole e se si può, per ora possono intervenire solo i privati. Considerando che le spese dei restauri strutturali sono modeste e possono consentire di mettere la parte artistica "in sicurezza". Un patrimonio, per difendere il quale c'è almeno una persona disponibile a lavorare gratis su due piloni, purché le si dia l'appoggio e l'aiuto necessari: un appoggio e un aiuto che, dopo un anno, non sono ancora arrivati. E, intanto, il deterioramento avanza.
Da quando ho incominciato a occuparmene, due piloni sono crollati e altri due sono stati distrutti per "restaurarli". Due su cento. Come dire che in cinquant'anni non ce ne saranno più: ma non è vero, il tempo sarà molto più breve, perché i piloni ormai sono già troppo deteriorati per poter durare così a lungo.
Intanto, fortunatamente la deposizione del Bungattu l'avevo fotografata così dettagliata-mente che ho potuto ricomporla e stamparla a grandezza naturale. Se qualcuno vorrà, si potrà esporla da qualche parte in modo che, chi vorrà, potrà vederla per ciò che era e non per ciò che è diventata.
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pilone a porcirette
Pilone a Porcirette, Sacro cuore di Gesù,
affresco di Eugenio Arduino. Notare i vasti
distacchi dell'intonaco affrescato
crocifissione del bungattu 1
La Crocifissione del Bungattu prima e dopo la
ricopertura dell'inizio 2011
crocifissione del bungattu 2
La Crocifissione del Bungattu dell'Arduino
ricostruita così com'era prima di essere ridipinta
Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net