Il Punto di Partenza

"Credere che la quadratura del cerchio e il moto perpetuo siano possibili non dimostra maggiore apertura mentale verso la scienza, ma solo incapacità di capire i principi più elementari della fisica e della matematica"
Enrico Fermi

 

Un tempo, ogni tanto mi capitava di parlare di religione con qualcuno. Un giorno scoprii che Dionys la domenica doveva andare a messa, perché altrimenti non sembrava neppure domenica. Il fatto che durante la messa mostrasse soprattutto un profano interesse per le ragazze (e viceversa) era un'altra faccenda. Mi sembrava limitativo, quantunque Dionys fosse un genio: solo un genio della matematica, forse, ma un genio certamente. Però a me certe cose sembravano più serie, anche se dopo scoprii che molti la pensavano come lui e pochi come me. Ed ero sicuro di essere sulla strada buona anche perché non mi ero accorto di essere anch'io confuso come Dionys da alcuni condizionamenti a credere, profondi e difficile da riconoscere. Per esempio, tendevo a considerare infallibili le persone a cui davo fiducia, sia che mi dessero un consiglio, sia che rivelassero una verità. Tendevo a dar troppa fiducia a chi parla e a chi scrive, ignorando i segnali che avrebbero dovuto mettermi in guardia. Tendevo a considerare la scienza infallibile.

L'equazione del mio condizionamento, tanto implicita e radicata quanto sbagliata, era: "Impossibile che qualcuno scriva o dica certe cose, se non è sicuro che siano vere".

Solo più tardi, quando ho incominciato a mettere in discussione un certo occultismo, mi sono accorto di alcune contraddizioni interessanti e ho imparato a difendermi di certi condizionamenti a credere dai quali, peraltro, non credo di essermi mai liberato del tutto.

Erano i tempi in cui, malgrado sembri incredibile, già si parlava di Nuova Era, d'astrologia e di magia bianca: sessant'anni fa, ben prima che diventassero una moda di massa. E, nell'insieme, tutti questi temi fornivano qualcosa di ben più costruttivo che andare a messa, perché altrimenti non sembra neppure domenica.

Più tardi ho letto Paramahansa Yogananda. Che ad un certo punto racconta come Babaji (l'entità spirituale più elevata su questa Terra) un giorno abbia confidato a Mataji (il suo omologo femminile) la sua decisione di abbandonare l'umanità a se stessa. E tanto peggio per lei. Fortuna che Mataji lo supplica di cambiare idea, finché lui le dà retta. Ma pensa un po'…

Paramahansa Yogananda insegnava la tecnica del Kriya-Yoga, che consente di dare una violenta accelerata all'uscire dalla ruota della vita. Come dire che, per progredire verso lo Spirito e verso la conclusione dei processi di reincarnazione, esistono due modi: il primo, faticoso e ruspante, passa per le esperienze fatte a proprie spese, una vita dopo l'altra, un secolo dopo l'altro. Il secondo scavalca tutto e ci porta al traguardo senza fatica: basta far ruotare una certa energia intorno ad un certo chakra. Resta da capire a che cosa possa servire questa scorciatoia, soprattutto per gli sciocchi in buona salute, vitali, creativi e pieni di progetti per il futuro. Ma, soprattutto, resta da capire perché il Creatore ci abbia messi sulla strada della fatica e del dolore, se poteva risparmiarcelo: per via del peccato originale? Per aver colto il frutto proibito? Strano, visto che a qualcuno di noi quest'azione sembra il primo passo verso la consapevolezza, altro che peccato.

E, ancora, la teosofia di Helena Petrovna Blavatsky, la spiritualità della Scuola Arcana, della la Scuola Esoterica, Alice A. Bailey, e l'astrologia di Dane Rudhyar. Libri interessanti, capaci di proporre dottrine tanto complesse da do man darsi come possano essere concepite da mente umana. E, infatti, per qualcuna di queste si spiega che sono state concepite da una mente superiore. Come nel caso del Tibetano, Maestro di Saggezza, fondatore del Nuovo Gruppo dei Servitori Mondiali, autore (per telepatia, attraverso la Bailey) del Trattato di Magia Bianca, del Trattato dei Sette Raggi. E di un mare d'altri libri, uno più complesso e inquietante dell'altro.

Libri che spiegano tutto, del mondo e dei suoi significati. Peccato che tutti forniscano solo rivelazioni impossibili da verificare: ossia, rivelazioni da subire o da respingere per puro atto di fede. Peccato che tutti stimolino a darsi da fare per trovarsi tra i primi della gara. In senso spirituale, s'intende, ma sempre solleticando ambizioni ben più terrene che spirituali. Perché gli aspiranti alla perfezione spirituale hanno ogni ragionevole diritto di sentirsi tutti eletti e discepoli, dunque superiori alla media dell'umanità.

Il Tibetano non pretende che gli si creda sulla parola. Però è difficile trovare appigli scientifici, nei suoi libri. E in modo particolare nel suo trattato sull'astrologia esoterica. Che più si legge e più si trova in contraddizione con altri testi. Malgrado ne sia affine perché come gli altri sembra basato solo su simbolismi accostati. Dove tutto è noto, ovvio, scontato come se fosse vero. Dove i significati della luna crescente e decrescente, di Mercurio in Toro e delle costellazioni sembrano solo interpretazioni immaginifiche di simboli creati da noi stessi. Dove si trascura che i pianeti sono solo corpi celesti così lontani, così vicini all'invisibile da renderci difficile capire come possano influire sulla nostra vita. E dove si dimentica che le costellazioni sono concentrazioni di stelle soltanto apparenti: ossia, sono solo disegni sulla volta celeste. Senza trascurare che quelle che contano, quelle situate più o meno sull'eclittica, non corrispondono affatto ai segni su cui si basa ogni interpretazione: tanto che la zona di cielo chiamata Pesci è ben lontana dall'omonima costellazione. Il tutto spiegato con la precessione degli equinozi che ci sta facendo passare dall'era dei Pesci a quella dell'Acquario, la Nuova Era, appunto. Che dovrebbe consentirci di vivere in un mondo migliore, perché finalmente saremo passati dall'influsso di alcuni raggi a quello di altri, più spirituali.

E, a proposito, lo sapevate che la Società Teosofica arrivò a definire l'in tervallo tra le reincarnazioni di ogni individuo in funzione del suo mestiere o della sua funzione nella società? Come se il livello spirituale di ciascuno di noi dovesse essere messo in rapporto con la nostra importanza nella gerarchia umana, cosicché i professionisti e gli uomini colti vengono trattati diversamente dai borghesi e dai manovali? Lo sapevate che Heinrich Himmler, il capo delle SS naziste, sembra che fosse un seguace delle teorie della Blavatsky, tanto da aver creato le SS in base ai suoi insegnamenti?

E così sorge il sospetto che anche il mondo di queste dottrine così complesse, dei loro sacerdoti e dei loro discepoli sia afflitto da motivazioni meschine: come quella di poter esibire una fede tutto sommato futile, come la voglia di potere e quella di esibirsi. Dove la prima spinge ad andare a messa (sebbene ci si vada solo per vedere le ragazze perché altrimenti la domenica non sembra domenica). Mentre la seconda stimola tanto il proselitismo quanto i conflitti gerarchici. Conflitti del tutto si mili a quelli della più vieta politicaglia, quelli di cui sono piene le pagine dei quotidiani.

Ed ecco un altro sospetto: e se fossimo davvero solo inconsapevoli pedine, in un gioco di potere dove qualcuno cerca di incastrare il potenziale fedele approfittando del fatto che, l'altro, non solo non può mandarlo al diavolo, ma addirittura crede in lui? Non è questa la genesi del fascismo, del nazismo e del comunismo? Ma anche del Maccartismo e del puritanesimo? Siamo davvero sicuri che chi appoggiava questi "credo" fosse costretti a farlo? Siamo davvero sicuri che non fosse convinti della loro "giustezza"? Siamo davvero sicuri che i puritani che mandavano al rogo le streghe fossero semplici spettatori di un potere distante, che non fossero convinti della necessità di mandarle al rogo, che non fossero "condizionati a credere ciò" dal potere dominante? Siamo sicuri che il senatore McCarty, lo strenuo difensore degli Stati Uniti contro il comunismo strisciante degli idealisti non fosse sostenuto da un condizionamento a credere delle masse americane dei suoi tempi? Siamo sicuri che il rischio di comunistizzazione degli Stati Uniti fosse reale? E cosa dire dei capi di certe sette USA, come quella del Tempio del Popolo, protagoniste di un suicidio di massa (più di novecento persone in Gyiana) nel 1978?

Oddio: e se, per qualche ignota ragione, a qualcuno di noi succedesse di voler convincere qualcun altro di una sua dottrina, magari solo per il piacere di sentirsi maestro? Certo, non è solo così. Forse qualcuno ha capito davvero qualcosa di più e lo ha raccontato a qualcun altro che, però, per ragioni sue, lo ha arricchito con qualche convinzione personale finché il tutto ha formato una dottrina.

Ma se il tutto fosse solo un insieme di verità (forse) e di bubbole spirituali? Se fosse la solito trappola per indurre gli ingenui a credere in qualcosa, com'è successo ai crociati, che andavano in Terra Santa ad ammazzare gli infedeli in nome di Dio? E alla gente che nelle città si riuniva in processione per fermare la peste mentre riusciva solo ad aumentare i rischi di contagio? E per costringere Galileo a negare l'evidenza, mentre il papa d'oggi riconosce il torto d'allora e chiede scusa - ora che la scoperta di Galileo è acquisita al di là d'ogni dubbio - ma intanto s'oppone a qualunque forma di limitazione delle nascite in onore alla vita? Anche quelle di tanti bambini che, nel terzo e nel quarto mondo, nascono solo per morire di fame e di sete? Forse dovremo aspettare le scuse di un papa futuro. Intanto che saremo diventati quindici miliardi, magari uh po' troppi per la nostra Madre Terra.

L'umana pretesa di cercare qualche verità - un potere insolente, contrapposto a quello di Dio, ma anche il potere sul quale si basa ogni ricerca sperimentale e quindi scientifica - non è mai stata gradita ai profeti e ai religiosi, che hanno cercato di mettere i sapienti laici, gli scienziati, al livello degli indovini e degli astrologi.

Per questo Isaia diceva: "Io rendo vani i presagi degli indovini, faccio impazzire gli astrologi, faccio indietreggiare i sapienti, rendo stoltezza la loro scienza".

Perché, per gli uomini di fede, il vero sapere può essere rivelato solo da Dio, qualunque sia la sua forma. O dai suoi profeti, qualunque cosa significhi questo termine. Ed ecco il Tibetano, il vescovo Leadbeater, Paramahansa Yogananda, i Testimoni di Geova. Magari un po' in contrasto tra loro, ma tutte accomunate da una certezza: per indagare la realtà, non c'è tentativo umano che non sia una manifestazione di pura superbia: la stessa che fece cacciare Adamo dall'Eden.

E' possibile che il vero ostacolo all'atteggiamento scientifico, che tanto ha pesato negli ultimi due millenni, sia proprio la mentalità rivelata da quest'anatema d'origine giudaico-cristiana-musulmana, così diversa da quella dei filosofi greci?

E lo stesso è successo in India per una ragione analoga, rivelata da una famosa frase: "La mente è la distruttrice del reale".

In un gioco dove qualcuno, coniugando bisogno di potere e moralismo, ha elaborato dottrine e canoni di comportamento soprattutto per soggiogare gli altri.

Da queste premesse è derivato il presente volume, conseguenza d'una meditazione di una vita, tentativo quasi scientifico di affrontare problemi che la scienza non ha mai preso di petto. Un onesto tentativo di non cader preda d'illusioni inutili, anche a costo di sembrare un distruttore del reale.

Perché è davvero possibile che certi concetti a cui siamo abituati, come l'Anima, lo Spirito e l'aldilà, mai visti né toccati da nessuno - nati chissà quando e chissà dove come ipotesi o come speranze - siano diventati verità, dottrina e oggetto di fede solo per essere stati elaborati, sponsorizzati, diffusi e imposti da qualcuno.

Non perché - come pare abbia scritto San Paolo - la fede è la sostanza delle cose sperate, ma solo perché servivano a qualche Potere. Ad un Potere spirituale, naturalmente, ma non diverso, nella sua essenza, da qualunque altro potere esercitato dagli uomini su altri uomini.

A proposito dei quali, in fondo, non c'è che da sbizzarrirsi. Perché la confusione fra vero e falso e l'abuso del condizionamento a credere sono la norma nella vita di tutti i giorni, vuoi che siano dovuti ai politici, alla stampa, a tutti gli altri mezzi di comunicazione, al comune pettegolezzo e persino alla scienza e ai professionisti.

Da come vanno le cose, sembra proprio che meditare su questi temi non guasti. Non importa se si riuscirà ad arrivare a concludere qualcosa. Anche perché trovare davvero il modo di difendersi da certi condizionamenti non è facile.

Ma, forse, meditando si può aumentare po' la nostra indipendenza e la nostra libertà di giudizio.


Condizionati a Credere
Condizionati a Credere
Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net