Frasi Scelte

pag. 10Poco importa se la nostra disponibilità a credere dipenda da tradizione, da pigrizia, da senso di gruppo o solo dall'abitudine a delegare ad altri il diritto di pensare.

pag. 35L'amore altruistico può essere compreso e applicato sul serio solo da persone davvero eccezionali, non da persone che si credono eccezionali. E non può essere insegnato, può essere solo scoperto. Mentre può essere facilmente contraffatto e trasformato in buone maniere, ossia in uno strumento di potere.

pag. 47Non è vero che capire se stessi sia un'illusione; e poi è l'unico modo per comprendere se abbiamo qualcosa da esprimere, magari qualcosa che non conosciamo bene. Per auto realizzarsi, direbbe qualcuno.

pag. 53La coscienza è un flusso di percezioni e di cognizioni istantanee che sembrano appartenere al presente mentre sono già passate, salvo una parte che sta arrivando dal futuro. E il tutto sembra un presente solo per la nostra capacità di associare il ricordo di quanto è appena passato a ciò che afferriamo istante per istante, aggiungendovi un po' di preveggenza.

pag. 53Afferrare qualcosa di buono in questo fluire di cognizioni, d'immagini e di sensazioni non è facile. Perché la memoria di ciò che abbiamo rimosso per proteggerci emerge a lampi.

pag. 60Un criterio del bene e del male certamente laico, materialista e attuale è quello dei risultati: per il quale è bene ciò che dà effetti positivi ed è male ciò che dà effetti Negativi. Un criterio quantomeno discutibile, visto che da un bene può nascere un male e viceversa.

pag. 61Il criterio del Bene e del Male del Cristo è stato tutt'altra cosa, per il suo modo di affrontare il problema in chiave d'amore: e così il Bene consiste nel superare il proprio bisogno di potere.

pag. 63C'è da chiedersi quante aberrazioni - droga, alcolismo, delinquenza, asocialità - non siano dovute al disprezzo con cui il Potere ha sempre trattato l'uomo comune, strattonato e forzato da oracoli creati apposta per indottrinarlo.

pag. 64E' facile vedere il male in persone gruppi o etnie delle quali sappiamo poco e non capiamo nulla.

pag. 64Il proprio potere viene identificato col bene anche quando consiste nel sentirsi più saggi e più buoni degli altri o nell'escogitare qualcosa per migliorare il mondo.

pag. 67Anziché parlare di vendere se stessi sarebbe più estetico dire comunicare: valori, idee, contenuti. Ma il termine vendita è molto più mercantile e venale. E si presta meglio a essere letto come truffa. Per questo il termine comunicare è inadeguato.

pag. 67Non ha senso lamentarci di essere manipolati e strumentalizzati, se rifiutiamo di utilizzare il nostro spirito critico.

pag. 69I criteri di bene e male usati dal potere pubblico sono i più discutibili perché le professionalità e le capacità d'imbroglio aumentano in rapporto all'importanza dell'obiettivo.

pag. 70C'è da chiedersi perché mai qualcuno dovrebbe impegnarsi, faticare e prendersi certe responsabilità, se non fosse per interesse personale.

pag. 72Si era dimenticato che l'Onnipotente non si sente frustrato da una sfida petulante, poiché ignorarla fa parte dei suoi privilegi.

pag. 74Dovere e colpa sono collegati nel concetto di disciplina. E il modo di costringere un uomo a fare il suo dovere è quello di provocargli un senso di colpa.

pag. 80E' difficile rendersi conto di essere qui perché si fa parte del gruppo dei vincitori: come figli della selezione, della prepotenza, dell'avidità, della voglia di vivere, della sagacia, della capacità, dell'intelligenza e anche della canaglieria.

pag. 84Se prevarrà il male, sempre più identificato con l'egocentrismo brutale e cieco che ha condotto ad ogni oppressione e ad ogni guerra, non ci sarà da stare allegri.

pag. 85"Non ci indurre in tentazione", dice il Padrenostro. Ma un conto è non essere indotti in tentazione, un conto è fuggirla, un conto è superarla per averla vissuta e vinta.

pag. 91Per affliggerci basta il puro timore di trovarci impotenti di fronte a una situazione sgradita. Mentre, per esaltarci, l'illusione di potere conta più del potere stesso.

pag. 91La nostra capacità di adattarci alle situazioni è tanto elevata quanto quella di preoccuparci per un nonnulla.

pag. 94L'effetto dovuto all'orrore per l'impotenza è più che mai evidente nell'avidità: una stramberia più seria della superstizione, ma anche il modo più primordiale per fingere di eliminare l'insicurezza della vita.

pag. 94L'avidità è la più tragica forma d'impotenza umana perché, essendo lo stimolo principale d'ogni corsa verso il successo, i suoi risultati sono ammirati ed emulati.

pag. 96Qualunque pretesa d'essere immuni dal senso d'impotenza è illusoria.

pag. 100Non sappiamo nulla di serio dei nostri eroi più positivi, come Garibaldi, …,Washington: sappiamo solo che sono diventati celebri per i loro risultati. E le loro debolezze sono diventate aneddoti, utili a renderli più umani.

pag. 103"Non la mia ma la tua volontà si fatta": in termini di potere, l'affermazione più catastrofica immaginabile.

pag. 104Non esistono lavori tanto lontani dalle leggi del cottimo e delle catene di montaggio quanto lo sono il lavoro intellettuale e il management

pag. 111L'ansia non è dovuta solo alle nostre prese di coscienza, ma anche alle manipolazioni a cui siamo soggetti.

pag. 112Un dono così può servire giusto a saggi capaci di sopportarlo e utilizzarlo, come nel caso di Gesù Cristo, la cui tragedia è stata esaltata proprio dalla sua totale consapevolezza.

pag. 113"Conquistare potere su se stessi" può significare anche prendere distanza dai condizionamenti dell'ambiente, quindi migliorare la nostra autoconsapevolezza e rifiutare certe regole di buon comportamento che sembrano essere l'ossatura della nostra società mentre ne sono soltanto la prigione.

pag. 117Mettere in discussione le regole di comportamento - da sempre considerate l'ossatura della nostra società mentre ne sono solo la prigione - fino a capire quali siano accettabili e quali da respingere malgrado ogni tradizione: questo è uno dei maggiori poteri reali dell'essere umano, una delle massime libertà e, insieme, una delle più scomode.

pag. 119Spontaneamente egocentrico, l'essere umano tende davvero a vedere il mondo come se girasse intorno a lui.

pag. 121Ci sentiamo prigionieri, sfruttati e vittime anche quando non lo siamo; e intanto, ci comportiamo da oppressori, manipolatori, sfruttatori senza neppure accorgercene, anche quando potremmo evitarlo.

pag. 123La personalità del gruppo tende a renderci impermeabili a ogni visione diversa. A volte condizionando il nostro io fino a instupidirlo.

pag. 125L'abbandono di un gruppo, da parte di chi non possiede un minimo di originalità, quasi inevitabilmente prelude alla ricaduta in un altro gruppo.

pag. 128Un effetto curioso, nella nostra civiltà euroccidentale, è costituito dagli eccessi dovuti al senso di libertà di chi, avendo lasciato certe tradizioni, si è convinto di aver scoperto il giusto significato del vivere e cerca di imporlo agli altri, magari trascurandone l'opinione.

pag. 128La nostra civiltà euroccidentale è il distillato di uno sviluppo intellettuale egocentrico.

pag. 131"Vuoi vedere che faccio questo e che ci guadagno un mucchio di soldi?" Una scommessa che ha trasformato in business un modo, molto umano, di guardare al mondo come se fosse un oggetto chiamato mercato.

pag. 132Gli imprenditori e i militari partono entrambi da una scommessa sulla propria capacità di vincere, quindi si basano sulla forza, sull'autoesaltazione e sulla fiducia di sé.

pag. 134Tra le criticità più serie dell'egocentrismo c'è quella di dar valore soprattutto all'arraffare tutto ciò che si può senza pagarne il conto, trasformando la vita in una gara continua e inarrestabile.

pag. 135L'egocentrismo è essenziale perché aiuta il distacco dal suo gruppo. Mentre, da un certo punto in poi può bloccare ogni nuovo sviluppo: perché l'io adulto, una volta imparato a stare in piedi da solo, soprattutto quando ha successo, può davvero diventare una prigione.

pag. 138Il desiderio spesso non è neppure amore: al meglio è amore inquinato dal potere, dalla voglia di possedere l'oggetto amato. Al peggio è pura voglia di potere.

pag. 140Poiché l'uomo scorge la tentazione fuori di sé rifiutandone l'origine interiore, per eliminarne la causa ne prende a bersaglio il simbolo.

pag. 148E' sempre più chiaro che l'unica autorità a cui possiamo dar credito siamo proprio noi stessi. Anche perché, a nostra volta, siamo un'involontaria autorità per chiunque ci si affidi. Qualcuno che non possiamo tradire come, altre volte, siamo stati traditi proprio noi.

pag. 148In noi la forza attrattiva si oppone al bisogno di potere, in un gioco dove l'amore è unitivo mentre il potere è separativo e vuole tutto per sé.

pag. 150Senza amore non esisterebbero neppure il bisogno di potere né l'ambizione, entrambe forme d'amore: per il potere, naturalmente.

pag. 151Un modello che fa sembrare amorevole una persona solo perché è gentile e beneducata; e ne fa sembrare cattiva un'altra, solo perché ruvida.

pag. 153In confronto alle varie forme d'amore=attrazione, l'amore cristiano è un ribaltamento così radicale da forzarci a usare parole grosse anche contro voglia. Perché, se il ribaltamento non è totale, non funziona. E, infatti, di solito non funziona.

pag. 153Forse, sull'applicazione pratica dell'amore, capiremmo qualcosa di più se in sua vece usassimo il termine rispetto.

pag. 154Tutti possono essere educati a rispettare il prossimo, sebbene nessuno possa essere forzato ad amare nessuno.

pag. 156Si va lentamente diffondendo persino l'idea che nessun grado d'autorealizzazione possa essere raggiunto senza pagare un prezzo. Un prezzo che consiste in un decentramento dall'Io, costretto ad accettare di non essere superiore agli altri, di non volerli dominare neppure col pensiero, neppure imponendosi per la propria statura morale. Perfino di non giudicarli, né come nemici, né come antagonisti, né come discepoli.

pag. 156La gara all'autorealizzazione può davvero essere una svolta in atto ai nostri tempi: una svolta della quale i motivi ecologisti, ambientalisti, socialisti, spiritualisti d'ogni tipo, sono solo una spia.

pag. 161Il senso dello scopo è, con l'amore e l'etica, un altro dei moti dell'Anima. Entrambi così tipici da essere l'eterno cavallo di troia per chiunque cerchi di manipolarci.

pag. 161Scopo è prospettiva di meta, di una potenzialità, di un futuro. Averne uno equivale ad avere un potere sulla vita.

pag. 164Abbiamo bisogno di scopi marginali anche quando siamo concentrati su uno scopo importante: non foss'altro che per allontanarcene quanto basta per averne una visione panoramica e non perdere il senso delle proporzioni.

pag. 169Non è dato sapere perché un archetipo prenda il sopravvento su un altro e poi decada. In certi casi sembra che sia dipeso dallo svilupparsi d'idee forti collegate a individui arrivati in certi momenti e in certi luoghi.

pag. 177Visto che nella vita ogni cosa è finalizzata a qualche scopo, suona paradossale che proprio la nostra vita non lo sia.

pag. 180Sta a noi perder tempo in cerca di modelli affascinanti che non ci riguardano, oppure indagare più a fondo per capire cosa vogliamo.

pag. 180Strana idea, questa che conduce a trattare la vita come un male, il corpo come una prigione, la mente come una limitazione e la felicità come un'opera del demonio.

pag. 181L'io è libero di concepire per se stesso un modo di vivere diverso da quello che chiunque altro gli possa aver suggerito o imposto.

pag. 182Basta un nulla - un'associazione spontanea d'idee, un richiamo a qualcosa di dolente dentro di noi, un'emozione - per prendere coscienza di un contenuto importante, e basta un altro nulla per perderla.

pag. 183Scoprire d'essere meglio o peggio di come vorremmo, vorrebbe dire che non stiamo usando la facoltà di autoconoscerci, bensì quella di autogiudicarci sulla base dei più temerari principi del bene e del male.

pag. 183Abbiamo il diritto di giocare al buio, senza conoscere le nostre carte; ma anche quello di non giocare senza aver prima capito cosa vogliamo.

pag. 185Ammettere qualunque scopo che ci stimoli, e lavorarci sopra: quando non ci interesserà più, vorrà dire che non fa per noi. E se con lì tempo cambierà qualcosa, ebbene vorrà dire che qualcosa è cambiato dentro di noi.

pag. 188Spesso la prima persona da convincere dei nostri meriti siamo proprio noi stessi.

pag. 188Le nostre certezze costituiscono un bene materiale come tanti altri; e spesso la paura di perderle è l'unico motivo che impedisce il dialogo con chi non la pensa come noi.

pag. 191Se qualcuno volesse davvero cambiare certe regole non ci riuscirebbe: per la difficoltà di imporre sacrifici utili solo a migliorare un futuro che, ovviamente, apparterrà ad altri.

pag. 194La logica imporrebbe che le previsioni prendano le mosse dalla conoscenza della realtà mentre, invece, spesso è proprio questa conoscenza a venir distorta.

pag. 197Il successo di ogni iniziativa parte dalla realtà. Ma non ci sarebbe impresa, se non ci fosse scommessa imprenditiva: e questa è basata tanto più sull'ottimismo quanto più coraggiosa è l'impresa.

pag. 195Anche i più preparati di noi tendono a ignorare cosa accade davvero e a dare importanza solo a ciò che li turba di più.

pag. 198La differenza fra pessimista e ottimista dipende anche dal fatto che le previsioni dell'ottimista tengono conto d'aspetti come l'immaginazione, la generosità, l'adattabilità, la creatività e la capacità di dedicarsi a uno scopo, cose che il pessimismo ignora.

pag. 198Il pessimismo è un atteggiamento negativo dovuto a un sostanziale disprezzo per l'umanità.

pag. 198Viene da domandarsi se quello del trascendente, avendo a che fare con qualità così umane da sembrare sovraumane, non sia davvero un mondo reale dotato di vita propria, oggettiva, proprio come quella del mondo dei sensi.

pag. 199L'impossibilità di dimostrare razionalmente l'esistenza del trascendente non basta a provarne l'inesistenza.

pag. 201Il rapporto tra l'umanità e le leggi sconosciute della matematica, della fisica e della chimica è caratterizzato dal fatto che, quando una realtà è compresa davvero, le antiche credenze sono spesso sostituite da precise leggi matematiche.

pag. 207La verità è quella che è, indipendentemente dalle nostre opinioni e dalla nostra percezione. E non è influenzata dalle nostre convenienze.

pag. 208Il bisogno di identificare il nostro Essere più profondo in un soggetto pensante è una conseguenza del constatare che, per includere tutto il nostro mondo, l'Io è troppo limitato.

pag. 208E' tanto limitato, il nostro Io, da confondersi anche sul concetto di responsabilità che, infatti, di solito declassa a colpa.

pag. 209L'anima potrebbe essere il nostro soggetto più vicino al mondo dei significati, qualunque cosa ciò voglia dire.

pag. 210Una nuova sfida nella nostra vita: risolvere il contrasto tra i nostri due padroni interiori in una e vera e propria integrazione.

pag. 210La dottrina del premio/punizione - tipica del nostro modo di vivere - spiega come, rispettando i modelli di un branco, si possano ottenere certi vantaggi pratici. E come, non rispettandoli, si possano ottenere vantaggi anche maggiori: purché si sappia barare come si deve.

pag. 211La dottrina del premio/punizione banalizza anche l'anima, sempre confusa col super io, un notaio del codice interiore, un'entità psichica caduca come il corpo, un grillo parlante, una coscienza che serve a farci rigar dritto per far funzionare la società.

pag. 219Noi, qualunque cosa ci piaccia essere, apparteniamo alla cultura cristiana. E ogni altra cultura, per quanto ci affascini, può diventare un'integrazione, può rappresentare una nuova apertura, ma non può cambiare la nostra mentalità più di tanto.


Condizionati a Credere
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Filippo BONFIGLIETTItel: 019 668 651 email: filippo@bonfiglietti.net